“Il mio intento è di scrivere un’autobiografia, un resoconto veritiero della mia vita in rapporto ai tempi e alla società in cui sono vissuto, al lavoro che ho fatto e alle persone che ho frequentato, dagli amici intimi, ai conoscenti, ai personaggi pubblici”.

La mia vita con Virginia, edito Lindau, è una selezione di passi dell’autobiografia di Leonard Woolf, marito della celebre scrittrice. Anche egli, infatti, fu uno scrittore piuttosto prolifico. La sua autobiografia (in larga parte inevitabilmente anche biografia di Virginia) si compone di sei volumi, pubblicati tra il 1960 e il 1969. Questa edizione comprende passi tratti dal racconto degli anni 1911-1918, 1919-1939 e 1939-1969. Lo scopo di questa selezione è quello di offrire ai lettori uno spaccato della vita di Leonard con Virginia, dai primi incontri fino alla sua tragica morte. Leonard racconta con onestà momenti felici e tragici della sua vita con Virginia. È un osservatore attento e riporta con meticolosità dati sulle varie fasi della malattia di Virginia, sugli orari della loro routine quotidiana e perfino del variare degli incassi delle loro opere e di quelle pubblicate dalla casa editrice che fondarono quasi per hobby, la Hogarth Press.

Il Bloomsbury Group

“Bloomsbury era, ed è, correntemente usato come termine, di solito dispregiativo, applicato a un gruppo di persone in gran parte immaginario, con caratteristiche e obiettivi altrettanto immaginari”.

Nel raccontare la sua vita, Leonard Woolf tocca anche le vite dei membri del cosiddetto Bloomsbury Group. Spiega che il gruppo non fu certo un sodalizio nato dall’intento di produrre un tipo di arte con caratteristiche comuni. Si trattò invece prima di tutto di un gruppo di amici, sicuramente affini nello spirito ma assolutamente autonomi. Leonard rintraccia in particolare gli elementi comuni del pensiero bloomsburyiano nell’ambiente di Cambridge e dalla filosofia di Moore. Inoltre individua le origini del gruppo tra il 1912 e il 1914, anni in cui i membri originari iniziarono a trasferirsi ed incontrarsi nel quartiere londinese di Bloomsbury. Facevano parte del Bloomsbury originario i coniugi Woolf, Vanessa, sorella di Virginia e artista, e suo marito Clive Bell, Adrian, fratello di Virginia, e sua moglie Karin Constelloe, lo scrittore Lytton Strachey, Duncan Grant, artista poi amante di Vanessa, E. M. Forster, Saxon Sydney-Turner, l’economista Maynard Keynes e l’artista Roger Fry. Essi diedero vita, tra l’altro, al Memoir’s Club: si riunivano per leggere al gruppo degli scritti autobiografici, che Leonard definisce sinceri e spesso di grande serietà. Vari brani preparati per il Memoir’s Club furono poi pubblicati: un esempio di come il sodalizio di Bloomsbury influenzò le singole opere dei singoli membri.

 L’attività di scrittori

Sono interessantissimi i brani in cui Leonard descrive l’attività letteraria propria e di Virginia. Afferma che l’autrice aveva una routine a cui non derogava mai: la mattina era tutta dedicata alla scrittura dell’opera che aveva in mente. L’attività non proseguiva mai nel pomeriggio, dedicato piuttosto al mettere in ordine pensieri e riflessioni, che sarebbero diventati spesso le fondamenta di un romanzo.

“Il romanzo diventava parte di lei e lei stessa ne era completamente assorbita. Era proprio questa totale dedizione a fare della creazione artistica un’enorme fatica mentale per lei”.

Leonard descrive anche il profondo dolore che in certi momenti la scrittura causava a  Virginia. In particolare il processo di revisione dei romanzi in vista della pubblicazione, esponendola ad opinioni esterne, la faceva sprofondare spesso in fasi depressive (anche in seguito a critiche positive). Ciò avveniva principalmente per i romanzi più impegnativi e fu devastante in particolare per Gli anni, l’ultimo romanzo che Virginia pubblicò in vita, nel 1937.

L’attività di editori

Nel 1916 Leonard e Virginia decisero di imparare l’arte della stampa. Leonard pensava che un lavoro manuale potesse essere utile a distrarre completamente la mente di Virginia dalla fatica dei romanzi nelle ore pomeridiane. L’anno successivo comprarono  una piccola macchina da stampa e tutti gli strumenti necessari ad un tipografo e praticarono da autodidatti. Nello stesso anno stamparono la loro prima pubblicazione, Two Stories, che includeva un racconto di Leonard e uno di Virginia.

La loro attività fu certamente faticosa, ma soddisfacente. In seguito, pubblicarono opere proprie, dei loro amici, di autori emergenti che altre case editrici non avrebbero mai pubblicato. Il loro intento era di creare libri unici nel loro genere, anche nello stile delle copertine, molte disegnate da Vanessa Bell, in uno stile che oggi definiremmo post-impressionista e che all’epoca appariva inconcepibile.

La loro attività si espanse, al punto che fecero stampare da tipografi professionisti le opere più sostanziose e iniziarono a guadagnare in modo sempre più consistente dalla loro attività, come Leonard registra in modo scrupoloso.

Tra le varie curiosità, ricordo che i Woolf ebbero fra le mani anche l’Ulisse di Joyce! Nonostante Virginia lo trovasse troppo artificioso, avevano deciso di stamparlo: tuttavia non trovarono nessun tipografo disposto a stampare un’opera tanto scandalosa.

Le guerre

I Woolf vissero anche tra le due guerre mondiali e Leonard racconta in modo toccante come questo periodo mutò le loro esistenze. Nel primo conflitto Leonard, contrario alla guerra ma desideroso di fare qualcosa per la patria, fu infine esonerato per motivi di salute: secondo il suo medico i suoi nervi non avrebbero mai retto alla guerra. Leonard e Virginia vissero in questo periodo come “imprigionati in una ragnatela di noia”, privi di prospettive future. Woolf descrive come un’improvvisa botta in testa la notizia che suo fratello era morto sul fronte. Molto emozionante anche la descrizione della fine della guerra: i Woolf ricordano il ritorno alla normalità con l’acquisto di tavolette di cioccolato finalmente disponibili sul mercato.

La seconda guerra mondiale ebbe sicuramente un effetto più devastante sulla psiche dei coniugi e in particolare su Virginia. Leonard descrive vividamente anche il loro viaggio in Germania e in Italia nel 1935, in uno stato di allarme, determinato soprattutto dal fatto che Leonard fosse ebreo.

Nel corso del conflitto, quando i bombardamenti erano sempre più frequenti (anche la sede della Hogarth Press rimase gravemente danneggiata), i Woolf, segregati in campagna, giunsero all’estrema decisione che si sarebbero suicidati nel caso in cui Hitler avesse invaso l’Inghilterra (progetti di suicidio ce n’erano già stati ai tempi del primo conflitto tra i membri del Bloomsbury Group).

La malattia di Virginia

Fin dall’inizio della frequentazione con Virginia, Leonard dovette fare i conti con la sua malattia mentale. Essi si rivolsero a vari medici, che diedero però delle diagnosi molto generiche, parlando di nevrastenia e prescrivendo a Virginia, nei momenti di crisi, assoluto riposo e assunzione regolare di cibo (che tendeva a rifiutare nelle sue fasi depressive).

Leonard fu sicuramente il più esperto conoscitore della malattia di Virginia. Iniziò ad annotarne le frasi per prevedere ed arginare le fasi di depressione. Virginia soffriva probabilmente di un disturbo maniaco-depressivo: a fasi di intensa attività, di cui era entusiasta ma che finivano per logorarla, seguivano fasi di profonda depressione.

Le ultime pagine del libro sono assolutamente le più dolorose da leggere. Leonard aveva compreso che una nuova crisi stava per arrivare, ma non aveva tenuto sotto stretto controllo Virginia, con infermiere in casa, come in passato, temendo di allarmarla. Così una mattina del 1943 si allontanò e si gettò nel fiume Ouse. Virginia non riusciva più ad andare avanti, ma lasciò al suo compagno di vita delle parole di profonda gratitudine:

“Tutto ciò che voglio dirti è che fin quando non è sopraggiunto questo male siamo stati perfettamente felici. Ed era tutto merito tuo”.

Il matrimonio tra Leonard e Virginia non fu certo tradizionale, sappiamo bene delle relazioni di Virginia con altre donne e non sappiamo dire se tra i coniugi la relazione sia mai stata anche fisica. Ma dalle memorie di Leonard, oltre che dalle parole di Virginia nei suoi diari e nelle sue lettere, comprendiamo che il loro fu senza dubbio un amore profondo.

-Serena

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